Drive To Reaction

La sessualità dopo la diagnosi oncologica. Vincoli e risorse

La sessualità dopo la diagnosi oncologica. Vincoli e risorse
Autrice: Luigia Carapezza, Dirigente Psicologo ARNAS Garibaldi Catania – Psiconcologa  – Consulente in Sessuologia

sessualità

Come va?
Male.
Come tutte le cose.

Tutte le cose” erano le intime abitudini maturate con il marito negli ultimi cinque anni di convivenza: il bacio al risveglio, l’abbraccio prima di recarsi al lavoro, la doccia insieme fino a fare l’amore.

Poi il cancro.

Dopo il tumore il mio corpo non era più lo stesso. Evitavo di farmi vedere nuda. Poi di farmi toccare. E alla fine abbiamo smesso di fare l’amore.”

L’esperienza di Martina (nome di fantasia) è comune a quella di moltissime donne e uomini che affrontano una diagnosi oncologica. Quando il cancro entra nella vita delle persone può influenzare diversi ambiti dell’esistenza, e anche il desiderio e la vita sessuale possono modificarsi, in relazione alla malattia e ai suoi trattamenti. Spesso il benessere sessuale viene trascurato durante il percorso di cura oncologico.

Le persone fanno fatica ad affrontare questi argomenti per molte ragioni: per imbarazzo, per il timore di sottrarre tempo a questioni ritenute più urgenti e direttamente legate alla sopravvivenza, per la paura di non trovare disponibilità o ascolto da parte dell’oncologo, e per altri motivi ancora. Di conseguenza, le questioni più intime e profonde restano spesso inespresse e i bisogni emotivi e relazionali della sfera sessuale rimangono disattesi. Eppure, la sessualità non scompare con la malattia: cambia, chiede nuove esperienze e nuovi spazi di ascolto. Il benessere sessuale è parte integrante della qualità di vita e, come tale, merita attenzione anche durante la malattia e ogni persona dovrebbe avere l’opportunità di parlarne in uno spazio specialistico dedicato.

Questo articolo vuole essere un invito ad avere cura della propria sessualità; a favorire un dialogo aperto con il partner o la partner nella sfera privata, e con i professionisti dell’ambito sanitario che si occupano della cura e dei controlli della malattia oncologica.

I problemi più frequentemente riscontrati

Il cancro e i suoi trattamenti possono avere un impatto significativo sulla vita sessuale. I sintomi della malattia, così come gli effetti collaterali delle terapie, possono influenzare in modo diretto o indiretto il benessere sessuale. Interventi chirurgici, chemioterapia, radioterapia, terapie ormonali e immunoterapia possono incidere sul desiderio, sull’eccitazione e sulla possibilità di vivere rapporti sessuali in modo sereno. Molte donne e molti uomini riferiscono un calo della libido, spesso associato a stanchezza intensa, dolore, cambiamenti ormonali o preoccupazioni emotive.

Sono frequenti anche difficoltà durante i rapporti sessuali: alcune donne riportano secchezza vaginale o dolore durante la penetrazione; alcuni uomini difficoltà nel mantenere l’erezione o modificazioni dell’eiaculazione. La stanchezza cronica, nota come fatigue cancro-correlata, può ridurre ulteriormente l’energia e il desiderio di intimità. Anche i cambiamenti dell’immagine corporea – come la perdita dei capelli, la presenza di cicatrici, dispositivi medici o stomie – possono avere un impatto significativo sulla sessualità, alimentando disagio emotivo, vergogna o il timore di non essere più desiderabili.

Vissuti emotivi, identità e sessualità

Tuttavia, non tutte le difficoltà sessuali dipendono esclusivamente dagli effetti fisici delle cure. Il cancro può mettere in discussione l’identità personale, l’autostima, il senso di continuità con il proprio passato e l’immagine di sé come uomo o come donna. Spesso entrano in gioco fattori emotivi e relazionali: la paura di farsi vedere vulnerabili, il timore di deludere il partner, la preoccupazione di non essere più desiderabili. Anche i partner, a loro volta, possono vivere sentimenti di frustrazione, impotenza o smarrimento, senza trovare parole per esprimerli.

Le preoccupazioni legate alla malattia, l’ansia per le cure e le emozioni intense che accompagnano il percorso oncologico possono incidere profondamente sull’intimità. In una fase della vita fortemente focalizzata sulla salute e sulla sopravvivenza, è comprensibile che la sessualità passi in secondo piano. Anche il significato attribuito alla sessualità può modificarsi, soprattutto quando entrano in gioco temi come la fertilità, la progettualità familiare o il futuro.

In questo contesto, i rapporti sessuali possono diventare fonte di pressione e di difficoltà, soprattutto quando il corpo non risponde più come prima. Alcune persone riferiscono di vivere la sessualità come una “prestazione”, con un aumento dell’ansia legata alla performance; altre raccontano la sensazione di non riconoscersi più nel proprio corpo, di non piacersi o di non sentirsi sufficientemente attraenti. Eppure, molte riferiscono quanto il legame affettivo resti importante, nonostante tutto.

Riconoscere questi vissuti come comprensibili e condivisibili rappresenta un passaggio fondamentale per ridurre il senso di solitudine, di frustrazione e di inadeguatezza che spesso accompagna i cambiamenti della vita sessuale.

Quando il silenzio protegge e allontana

Molto spesso le coppie faticano a parlare di sessualità. Entrambi percepiscono che qualcosa è cambiato, ma nessuno prende l’iniziativa di affrontare l’argomento. In questi casi, il silenzio può diventare una forma di protezione reciproca: dal timore di ferire l’altro, di apparire deboli o di mettere a rischio l’equilibrio della relazione. Il ritiro dalla sessualità può allora rappresentare una risposta difensiva di fronte a un’esperienza profondamente trasformativa e difficile da nominare. Si evitano i contatti nei luoghi associati all’intimità, si va a letto in momenti diversi, si rinuncia a carezze e gesti di tenerezza che potrebbero generare aspettative. Talvolta si attribuisce la distanza alla stanchezza o al malessere fisico, nel tentativo di scongiurare il confronto.

Nel breve termine, evitare l’argomento può alleviare l’ansia e la tensione. Nel lungo periodo, però, il silenzio rischia di alimentare incomprensioni, paure e distanza emotiva. Non è raro che entrambi i partner condividano timori simili: la paura di non essere più desiderati, di deludere l’altro o di essere abbandonati. Dare voce a questi vissuti, in modo graduale e rispettoso, può aprire a una maggiore comprensione reciproca e ridurre il senso di solitudine all’interno della coppia.

Stimolare il dialogo per affrontare i cambiamenti

Affrontare i cambiamenti nella sessualità richiede, prima di tutto, la possibilità di parlarne. Stimolare un dialogo con il partner non significa dover trovare subito soluzioni, ma creare uno spazio sicuro in cui poter condividere pensieri, emozioni e bisogni. Può essere utile iniziare facendo sapere al partner quanto il legame sia importante, rassicurandolo sul desiderio di restare in relazione nonostante i cambiamenti dettati dalla malattia. Chiedere se si sente disponibile a parlare di sessualità, iniziare la conversazione in modo semplice e concedersi il tempo dell’ascolto reciproco può rappresentare un primo passo significativo.

Alcune domande per favorire la riflessione nella coppia

Le seguenti domande non hanno lo scopo di trovare risposte immediate, ma di aprire uno spazio di riflessione condivisa, nel rispetto dei tempi e delle sensibilità di ciascuno.

  • Come stiamo oggi, come coppia e come persone, in questo momento della nostra vita?
  • In che modo la malattia ha influenzato la nostra intimità, il nostro modo di sentirci vicini e di cercarci?
  • Ci sentiamo liberi di parlare di emozioni, paure, desideri e cambiamenti legati alla sessualità, senza il timore di deludere o ferire l’altro?
  • Che cosa ci fa sentire ancora connessi, complici e presenti l’uno per l’altra, anche al di là dell’atto sessuale?
  • Che cosa, invece, in questo momento ci fa soffrire o ci allontana, anche in modo silenzioso?
  • Quali parti di me sento ancora vitali, desiderabili, capaci di dare e ricevere piacere? E come posso condividerle con il partner?
  • Il mio corpo è cambiato: quali nuove sensazioni sto scoprendo e quali fatiche sto imparando ad accogliere senza giudizio?
  • Di cosa ho bisogno oggi, come persona e come partner, per sentirmi amato/a, desiderabile e al sicuro nella relazione?

Aprirsi a un dialogo autentico con il partner rappresenta spesso il primo passo per affrontare il cambiamento. Non esiste un modo “giusto” o “sbagliato” di vivere la sessualità dopo il tumore: esistono esperienze personali, che possono evolvere nel tempo. Dare legittimità a questa trasformazione aiuta a ridurre la pressione, il senso di fallimento e l’idea di dover rispondere a modelli performanti.

Se la sessualità cambia: cosa puoi fare

È consigliabile richiedere un supporto specialistico quando:

  • il desiderio è cambiato e questo ti fa soffrire
  • provi dolore, secchezza o difficoltà durante i rapporti
  • le difficoltà persistono nel tempo
  • il silenzio sta creando distanza nella coppia
  • hai dubbi o domande che non riesci a condividere
  • si genera sofferenza personale o di coppia
  • emergono emozioni disturbanti legate alla sessualità (vergogna, colpa, ansia, tristezza)
  • vi è ritiro dall’intimità o difficoltà comunicative

Da dove iniziare

  • Chiedi al tuo oncologo/radioterapista, medico di fiducia, se le cure possono influenzare la sessualità e cosa si può fare per ridurne gli effetti.
  • Informati nella tua struttura: spesso sono disponibili percorsi di counseling sessuologico.

Cosa può offrirti un supporto sessuologico

La consulenza psico-sessuologica è uno spazio sicuro, accogliente e non giudicante svolto in integrazione con l’équipe curante e, se indicato, con specialisti in ginecologia o andrologia per la gestione degli aspetti medici della funzione sessuale.

La terapia sessuologica può includere interventi personalizzati ed esercizi graduali (anche di coppia) con l’obiettivo di ridurre le difficoltà in atto, ampliare il repertorio sessuale e favorire modalità di intimità orientate al piacere e alla connessione, piuttosto che alla prestazione. Può inoltre aiutare a migliorare la comunicazione sessuale, a ridurre l’ansia, a favorire il rilassamento e a recuperare una maggiore fiducia nel proprio corpo.

Conclusione

All’inizio di questo contributo abbiamo incontrato Martina e il suo senso di perdita: “tutte le cose” che, dopo il cancro, si sono affievolite, pure il sesso e l’amore. La sua esperienza racconta una verità condivisa da molte persone: quando arriva il cancro l’intimità può cambiare, e il corpo diventa un territorio difficile da abitare tra fragilità e silenzi.

Ricevere una diagnosi di cancro non significa dover rinunciare alla vita sessuale. Dare spazio a questi temi, parlarne con il partner e con i professionisti della cura, chiedere aiuto quando necessario, non vuol dire negare l’importanza delle terapie antitumorali, ma includere la dimensione affettiva sessuale e relazionale nel percorso di cura. Significa, in definitiva, riconoscersi ancora come persone nella propria interezza, oltre la diagnosi.

Potrebbe interessare anche Ipogonadismo maschile nei pazienti oncologici: un effetto collaterale sottovalutato – Dr. Giacomo Massa

sessualità

Rispondi

Torna in alto

Scopri di più da Drive To Reaction

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere